Whowww! Severino è in grado non solo di raccontare la filosofia con semplicità e chiarezza, ma di farci apprezzare l'essenza del ragionamento, gli effetti, il valore pratico del sapere ;-)
Lo ringrazio, lo reputo uno dei miei maestri di vita e soprattutto lo adoro perché non ha utilizzato la cultura facendo stupida propaganda politica come altri che si presentano come intellettuali e sono solo dei volgari banditori
θαυμάζω :per i greci questo sentimento di stupore o di sorpresa si prova davanti allo sconosciuto, sia a tutto ciò che e bello ma anche brutto, a ciò che provocava piacere ma anche dolore o paura. Il thauma è la percezione dell’orrore di esistere e dell’inquietudine faticosa di trovare la propria strada e il proprio orizzonte di senso. Affrontare tutto questo dolore è il primo passo per accettare la meraviglia, ma molti preferiscono restare nel guscio del già noto, perché convinti di essere protetti in questo. interessante collegamento col secondo versetto del Vangelo di S. Tommaso.
Il problema espressivo rimane comunque tra l'uso di essere come sostantivo o come verbo. Dire che A, B, C... non significano Essere (in quanto principio, arché) non può sovrapporsi né linguisticamente né logicamente con l'asserire che A non è (in toto), ma piuttosto che A non è il principio, la costante originaria che soggiace all'ente. L'ambiguità è nell'uso sostantivo del verbo essere, se si ponesse un altro significante il problema non sussisterebbe. Anzi si potrebbe ben sostenere, senza particolari sfarfallamenti, che la continuità identica a tutte le cose è proprio la positività dell'essere rispetto al nulla. Il mondo non sarebbe illusione, ma semplicemente l'aggregarsi di manifestazioni relativamente variabili rispetto costanti strutturali la cui origine fondante è la loro condizione positiva di sussistere, di partecipare, appunto, all'essere. Non c'è contraddizione tra divenire ed essere, ma partecipazione necessaria. L'apparire dei fenomeni non è illusorio proprio in quanto variazione strutturale dell'essere. Tuttavia, non capisco perché il discorso sull'Essere di Parmenide debba per forza essere in contraddizione con l'uso del verbo essere in riferimento a enti specifici. Gli attributi all'Essere come Principio costante che soggiace ai fenomeni non contraddicono l'asserire che un certo evento A sia x o y in un certo momento. Pertanto i fenomeni particolari perché dovrebbero non-essere? Nel senso perché la negazione che A significhi Essere dovrebbe comportare l'assunzione del divenire come uscire ed entrare dal nulla? Le specificazioni fenomeniche possono non sovrapporsi metafisicamente all'Essere, eppure sussistere come essenti in una condizione specifica e quindi essere con la e minuscola. Pertanto ciò non può comportare che gli enti escano e tornino nel Nulla, ma anzi al contrario che essi siano variazione della continuità positiva dell'Essere ontologicamente inteso come principio estensivo di sussistenza. Qualcuno ci ha ragionato sopra?
0:01 @@salvogreco4172 Severino dice; la filosofia nasce 5 secoli prima di Gesù. Cinque secoli prima della filosofia se non di più, c'era Mosè, nel quale si rivelò il Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe, al quale disse: Io sono colui che è,tu dirai al tuo popolo io sono mi manda; Questo è il mio nome. A me fa pensare che forse ci sia stato un filo conduttore tra la rivelazione del Dio di Mosè e la filosofia greca da cui poi è nata la metafisica.
@@oio466Severino fa riferimento alla nascita della filosofia perché è con la filosofia che è nata la ragione come logos. Al tempo di Mosè, almeno formalmente, la ragione non si presentava come tale. Non è differenza da poco.
@@paolomagherini4347 Quello che intendevo;quando Dio disse:"io sono colui che sono" neanche Mosè lo comprese fino in fondo, lo accettò per fiducia, per Fede. Quello che intendevo però, è che il solco era tracciato, per arrivare poi alla filosofia e ancora più avanti alla metafisica, è sempre Dio che apre le porte della conoscenza.Non c'è nulla di più metafisico che dire; io sono colui che sono poi per quei tempi era inaudito comprenderlo, però ripeto il solco era tracciato il solco della conoscenza, che poi ha avuto le sue ramificazioni filosofia, etica, religione, metafisica. Era anche naturale che venisse da Dio ovvero di colui di cui non si può dire nulla di più grande. Questa è una citazione di Severino.
Molto interessante. Tuttavia non sono d'accordo sul considerare il mito come un "sogno". Si tratta invece, secondo me, di una forma di conoscenza espressa mediante simboli, e la adesione a tale forma di conoscenza non può essere liquidata come "volontarismo", legato alla ricerca di un rimedio, per esempio, al dolore.
Perché queste continue interruzzioni musicali, che sono di fatto imposte, del tutto superflue, noiose e che rompono la continuità della densa argomentazione, che richiede tutta la nostra attenzione ? Se bisogno, chiunque puo' interrompere temporaneamente l'ascolto e riprenderlo quando gli aggrada.
Nella mia enorme ignoranza di concetti filosofici questa lezione la paragono a un altrettanto ostica lezione di fisica quantistica, ma è fisica quantistica ?
Whowww! Severino è in grado non solo di raccontare la filosofia con semplicità e chiarezza, ma di farci apprezzare l'essenza del ragionamento, gli effetti, il valore pratico del sapere ;-)
Ringrazio di cuore per questa magnifica lezione. Che meraviglia! Che gioia l'insegnamento di Severino!
❤️❤️❤️
Mi piacerebbe poter scambiare dubbi riflessioni approfondimenti in merito...sarebbe possibile ?
@@giovannibasiliani712la prego, si faccia avanti.
Solo la sua bellissima voce fa ascoltare con gioia immensa la sua lezione. Immenso❤❤❤❤
❤️
Magistrale riflessione
Straordinario Emanuele Severino
GRAZIE !
Lo ringrazio, lo reputo uno dei miei maestri di vita e soprattutto lo adoro perché non ha utilizzato la cultura facendo stupida propaganda politica come altri che si presentano come intellettuali e sono solo dei volgari banditori
@@flaviodimitri9391 grazie a te Flavio
Salve prof a lezione era bello
La verità è onniscienza della verità scusando il gioco di parole
La verità è incontrovertibile
si
La verità è onniscienza della verità
θαυμάζω :per i greci questo sentimento di stupore o di sorpresa si prova davanti allo sconosciuto, sia a tutto ciò che e bello ma anche brutto, a ciò che provocava piacere ma anche dolore o paura. Il thauma è la percezione dell’orrore di esistere e dell’inquietudine faticosa di trovare la propria strada e il proprio orizzonte di senso.
Affrontare tutto questo dolore è il primo passo per accettare la meraviglia, ma molti preferiscono restare nel guscio del già noto, perché convinti di essere protetti in questo. interessante collegamento col secondo versetto del Vangelo di S. Tommaso.
grazie.
grazie a te
Il problema espressivo rimane comunque tra l'uso di essere come sostantivo o come verbo. Dire che A, B, C... non significano Essere (in quanto principio, arché) non può sovrapporsi né linguisticamente né logicamente con l'asserire che A non è (in toto), ma piuttosto che A non è il principio, la costante originaria che soggiace all'ente. L'ambiguità è nell'uso sostantivo del verbo essere, se si ponesse un altro significante il problema non sussisterebbe. Anzi si potrebbe ben sostenere, senza particolari sfarfallamenti, che la continuità identica a tutte le cose è proprio la positività dell'essere rispetto al nulla. Il mondo non sarebbe illusione, ma semplicemente l'aggregarsi di manifestazioni relativamente variabili rispetto costanti strutturali la cui origine fondante è la loro condizione positiva di sussistere, di partecipare, appunto, all'essere.
Non c'è contraddizione tra divenire ed essere, ma partecipazione necessaria. L'apparire dei fenomeni non è illusorio proprio in quanto variazione strutturale dell'essere. Tuttavia, non capisco perché il discorso sull'Essere di Parmenide debba per forza essere in contraddizione con l'uso del verbo essere in riferimento a enti specifici. Gli attributi all'Essere come Principio costante che soggiace ai fenomeni non contraddicono l'asserire che un certo evento A sia x o y in un certo momento. Pertanto i fenomeni particolari perché dovrebbero non-essere? Nel senso perché la negazione che A significhi Essere dovrebbe comportare l'assunzione del divenire come uscire ed entrare dal nulla? Le specificazioni fenomeniche possono non sovrapporsi metafisicamente all'Essere, eppure sussistere come essenti in una condizione specifica e quindi essere con la e minuscola. Pertanto ciò non può comportare che gli enti escano e tornino nel Nulla, ma anzi al contrario che essi siano variazione della continuità positiva dell'Essere ontologicamente inteso come principio estensivo di sussistenza.
Qualcuno ci ha ragionato sopra?
No, grazie per questi spunti
Ma quello che dici si avvicina al pensiero di Severino nella sua critica all'illusorietà degli enti di Parmenide
0:01 @@salvogreco4172
Severino dice; la filosofia nasce 5 secoli prima di Gesù. Cinque secoli prima della filosofia se non di più, c'era Mosè, nel quale si rivelò il Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe, al quale disse: Io sono colui che è,tu dirai al tuo popolo io sono mi manda; Questo è il mio nome. A me fa pensare che forse ci sia stato un filo conduttore tra la rivelazione del Dio di Mosè e la filosofia greca da cui poi è nata la metafisica.
@@oio466Severino fa riferimento alla nascita della filosofia perché è con la filosofia che è nata la ragione come logos. Al tempo di Mosè, almeno formalmente, la ragione non si presentava come tale. Non è differenza da poco.
@@paolomagherini4347 Quello che intendevo;quando Dio disse:"io sono colui che sono" neanche Mosè lo comprese fino in fondo, lo accettò per fiducia, per Fede. Quello che intendevo però, è che il solco era tracciato, per arrivare poi alla filosofia e ancora più avanti alla metafisica, è sempre Dio che apre le porte della conoscenza.Non c'è nulla di più metafisico che dire; io sono colui che sono poi per quei tempi era inaudito comprenderlo, però ripeto il solco era tracciato il solco della conoscenza, che poi ha avuto le sue ramificazioni filosofia, etica, religione, metafisica. Era anche naturale che venisse da Dio ovvero di colui di cui non si può dire nulla di più grande. Questa è una citazione di Severino.
La verità è onniscienza
Entificazione del nulla....lessico sublime
Molto interessante. Tuttavia non sono d'accordo sul considerare il mito come un "sogno". Si tratta invece, secondo me, di una forma di conoscenza espressa mediante simboli, e la adesione a tale forma di conoscenza non può essere liquidata come "volontarismo", legato alla ricerca di un rimedio, per esempio, al dolore.
Non c'è conoscenza senza volontà
Perché queste continue interruzzioni musicali, che sono di fatto imposte, del tutto superflue, noiose e che rompono la continuità della densa argomentazione, che richiede tutta la nostra attenzione ? Se bisogno, chiunque puo' interrompere temporaneamente l'ascolto e riprenderlo quando gli aggrada.
ho cercato di tagliarle
Nella mia enorme ignoranza di concetti filosofici questa lezione la paragono a un altrettanto ostica lezione di fisica quantistica, ma è fisica quantistica ?
Dove non arriva l'occhio arriva la mente, il sole c'è, e' semplicemente fuori dalla nostra area visiva! Troppo astrattismo.....
❤